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Blockchain per tutelare il made in Italy?

La blockchain per salvaguardare il made in Italy? Potrebbe essere uno strumento davvero valido se utilizzato bene: motivo per il quale la proposta presentata dal Movimento 5 Stelle presso la Regione Lombardia in tal senso potrebbe rivelarsi interessante.

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Blockchain nel settore tessile

Sono sempre di più le aziende che nel mondo, ma anche nel nostro paese, hanno integrato la tecnologia blockchain nella loro catena di produzione: nella maggior parte dei casi essa consente di gestire e controllare al meglio la filiera e le materie prime. Questo approccio è essenzialmente scelto in questo momento su base personale: ovvero chi vuole utilizzare la blockchain lo fa, chi non vuole lascia tutto inalterato.

La proposta M5S nello specifico riguarda l’implementazione della blockchain non solo nella filiera agro-alimentare ma anche in quella tessile al fine di protegge il made in Italy che spesso si trova a essere protagonista involontario e di un’intera economia del plagio da parte dei malviventi. La risoluzione in tal senso è stata approvata lo scorso 30 gennaio dalla Commissione Agricoltura della Lombardia: ora dovrà essere definitivamente avallata dalla Regione.

La vera domanda da porsi è la seguente: sarà implementata la blockchain nel modo giusto? E’ importante partire dal presupposto che essa verrà applicata nel settore per garantire al potenziale compratore la provenienza del prodotto e quindi sottolinearne la qualità di produzione.

Applicazione di blockchain sì, ma in modo corretto

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Quando si parla di applicazione della blockchain nel settore industriale quel che è necessario chiedersi è se la scelta che verrà eseguita a monte sarà condotta nel modo giusto e dando spazio alle reali necessità dell’attività alla quale viene collegata.

Calcolando che secondo la proposta lombarda sarà ora possibile “collaudare esperienze blockchain applicate all’attività nel settore agricolo e, in particolare, per la tracciabilità dei prodotti sfruttando piattaforme decentralizzate, inalterabili e distribuiti”, la prima cosa che viene in mente è che in teoria non verranno utilizzate DLT o blockchain private.

Detto ciò, rimane fuori da ogni dubbio che l’applicazione della blockchain per la salvaguardia del Made in Italy tessile sia un’ottima iniziativa, ma si deve anche poter essere certi di un suo corretto sfruttamento. Dalla Regione Lombardia fanno sapere che se la risoluzione venisse definitivamente approvata, l’amministrazione farà in modo di promuovere contestualmente anche “’adozione di sistemi di tracciabilità nella produzione dei prodotti dei settori presi in considerazione”.

Sarà interessante, in caso di approvazione, osservare come verrà implementata la blockchain e quali saranno i risultati: per quanto rispetto a prima questi sistemi stiano diventando più conosciuti in Italia, rimangono ancora alcune perplessità sulla capacità di adattamento delle nostre amministrazioni.

 

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