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FreeTon, Telegram è coinvolto?

Cosa è FreeTon e quanto ha a che fare con Telegram? In questi giorni sono in diversi a porsi questa domanda, soprattutto alla luce delle ultime mosse della SEC.

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La fine della blockchain di Ton

L’ente americano infatti sembra aver preso di mira anche Ripple, che fino al suo intervento poteva vantare un andamento discreto nel mercato. Ponendosi domande sulla questione la community crypto è tornata con la mente ai tempi della battaglia della Sec contro la blockchain TON e il token Gram.

Per comprendere meglio è necessario fare un salto indietro nel tempo e parlare di Telegram: nonostante un buon andamento nei mesi, la società è stata costretta a interrompere il suo progetto crypto a poco tempo dal lancio. Fu Pavel Durov in persona nel maggio 2020 ad annunciare lo stop a causa del fatto che la Sec aveva reso impossibile per la blockchain vendere i suoi Ton sia in patria che all’estero e non solo: a margine della causa Telegram ha dovuto pagare una sanzione di 18,5 milioni di dollari per la ICO con la quale aveva raccolto i fondi.

Tutto questo ha portato a luglio del 2020 la disattivazione della blockchain di Ton. E’ proprio qui che il progetto FreeTon che ne prende il nome, entra in scena. Ovviamente oltre al nome, questa iniziativa non ha nulla a che vedere con il tentativo di Durov. Quest’ultimo tra l’altro aveva anche consigliato alla comunità crypto di diffidare di progetti dal nome simile per evitare truffe.

FreeTon progetto open source

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In realtà FreeTon sembra intenzionato a proseguire quella che era l’avventura di Ton ispirandosi al suo obiettivo e partendo dal fatto che il progetto dei fratelli Durov fosse open source. Il gruppo alla base di FreeTon è abbastanza ampio: la sua community conta circa 10mila persone che hanno deciso di sottoscrivere la sua dichiarazione di decentralizzazione.

L’obiettivo? Un ecosistema online decentralizzato, da ottenere tramite un protocollo scalabile e in grado di essere utilizzato da milioni di persone, coinvolgendo l’uso di smart contract, promozione di commercio libero e uno stop alla censura.

Ovviamente la grande “mancanza” all’interno di questo progetto è quello che Telegram rappresentava, ovvero una app in grado di diffondere il progetto nelle masse. FreeTon, come logico fosse, ha emesso un suo token: TON Crystal.

E Telegram? Abbandonata ogni velleità crypto, almeno per il momento, sta sviluppando una sua versione pro, legata a specifici servizi e circuito pubblicitario, che sarà diffusa a pagamento. Sarà FreeTon in grado di riuscire dove l’azienda di messaggistica non è riuscita?

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