Criptovalute e wallet? Ora il Fisco può tracciare le operazioni, facendo crollare il mito dell’anonimato in un mercato che quasi ne faceva un vanto.

Il mito dell’anonimato delle criptovalute
Per molti anni le criptovalute sono state considerate uno strumento capace di garantire l’anonimato a chi effettuava pagamenti o investimenti. In realtà questa convinzione non è mai stata del tutto corretta. Oggi, inoltre, le nuove normative e gli strumenti tecnologici a disposizione delle autorità fiscali rendono sempre più difficile nascondere le proprie attività in criptovalute.
Anche in Italia l’Agenzia delle Entrate dispone di maggiori possibilità per ricostruire i movimenti dei contribuenti e verificare il corretto adempimento degli obblighi fiscali.
Il primo aspetto da chiarire è che la maggior parte delle criptovalute, come Bitcoin, non è anonima ma pseudonima. Ogni operazione viene registrata in modo permanente sulla blockchain, un registro pubblico consultabile da chiunque.
Le transazioni non riportano il nome del proprietario del wallet, ma sono associate a un indirizzo digitale. Se però quell’indirizzo viene collegato a una persona fisica, diventa possibile ricostruire tutta la cronologia dei movimenti effettuati.
Negli ultimi anni questo collegamento è diventato molto più semplice. Gli exchange, cioè le piattaforme che consentono di acquistare, vendere e custodire criptovalute, sono infatti tenuti a identificare i propri clienti attraverso procedure di verifica dell’identità. È il cosiddetto sistema Know Your Customer, che prevede la raccolta di documenti personali e altre informazioni necessarie per aprire un account.
Quando un utente trasferisce fondi tra il proprio conto bancario e un exchange regolamentato, oppure utilizza una carta collegata al proprio wallet, lascia tracce che possono essere ricostruite dagli intermediari finanziari e, nei casi previsti dalla legge, condivise con le autorità competenti.
Informazioni incrociabili e utilizzabili

A questo si aggiungono gli obblighi di comunicazione introdotti dalle normative europee e nazionali per contrastare evasione fiscale, riciclaggio di denaro e finanziamento di attività illecite.
L’Agenzia delle Entrate può quindi utilizzare le informazioni ricevute dagli intermediari, incrociarle con le dichiarazioni fiscali e confrontarle con i dati provenienti da altre amministrazioni. Inoltre, esistono sofisticati software di analisi della blockchain in grado di seguire i percorsi delle criptovalute tra diversi wallet, individuando collegamenti che fino a pochi anni fa sarebbero stati molto difficili da ricostruire.
Questo non significa che ogni movimento venga automaticamente controllato, ma indica che il livello di trasparenza è aumentato sensibilmente rispetto al passato. L’idea che basti trasferire criptovalute su un wallet personale per renderle invisibili al Fisco non corrisponde più alla realtà. Se i fondi provengono da piattaforme regolamentate o vengono successivamente convertiti in valuta tradizionale, le possibilità di ricostruire il percorso del denaro sono oggi molto elevate.